Ai giorni migliori

In questi di mesi di tempesta ho fatto una meravigliosa conoscenza di cui voglio assolutamente parlare.

Quindi, bando agli indugi: vi presento Eleanor Oliphant.

Di questo libro mi ha decisamente catturato la trama oltre, ovviamente, ad un clamoroso colpo di fulmine con la copertina.

Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: benissimo.

Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido, perché sto bene così.

Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate, la mia passione. Poi torno alla mia scrivania e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene.

Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata dalla prigione. Da mia madre. Dopo, quando chiudo la chiamata, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto.

E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo.

O così credevo, fino a oggi. Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E questo ha cambiato ogni cosa. D’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie stesse paure, e non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.

 

Ed è così che ho iniziato questa storia che, pagina dopo pagina, mi ha permesso di conoscere un personaggio davvero meraviglioso. Un viaggio fatto tra bei giorni, brutti giorni e giorni migliori.

La prima impressione di Eleanor è “Questa è decisamente sociopatica” ma il modo in cui viene descritta la vita di questa ragazza ha un qualcosa che ti coinvolge. Vuoi sapere cosa le è successo e vuoi sapere cosa succederà.

 

Io ho sempre creduto in una certa fatalità: credo che ci siano persone, libri, film, esperienze che ti cambiano la vita e che incontri nel preciso momento in cui ne hai bisogno. Quando ho incontrato Eleanor stavo attraversando una tempesta davvero ostinata e questa storia è stata come vedere un arcobaleno dopo tanta ed insistente pioggia.

 

Avete presente?

Piove. Piove forte in quel modo violento proprio come solo i temporali estivi sanno fare. Ed il cielo è grigio e nervoso. Poi, tutto improvvisamente si calma. Arriva quell’aria fredda che da i brividi e tutto sempra più nitido. E, se alzi gli occhi al cielo, vedi l’arcobaleno.

Ditemi cosa volete ma io, ogni volta che ne vedo uno, mi emoziono sempre un po’.

E così ha fatto questa storia con me. Ho pianto mentre leggevo, ho sorriso ed ho capito molto. Molto su di lei e molto su di me.

Potrei parlarne ore ma credo che ognuno debba leggere questa storia ed affrontare quella rivoluzione interiore che comporterà questa lettura.

Vi lascio con uno dei passaggi che più mi ha saputo coinvolgere.

Non mi sono ridotta in cenere, ma sono emersa dalle fiamme come una piccola fenice.
Sfiorai la cicatrice con il dito, accarezzandone i contorni.
“Non sono bruciata, mamma” pensai. “Ho attraversato il fuoco e sono sopravvissuta”.
Sul mio cuore ci sono cicatrici altrettanto spesse e deturpanti di quelle che ho in viso. So che ci sono. Spero che resti un po’ di tessuto integro, una chiazza attraverso la quale l’amore possa penetrare e defluire. Lo spero.

Non vorrei dirlo troppo forte ma sono tornata. Con il cuore un po’ ammaccato ma forte.

Giulia

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