Un anno in tre parole

Siamo a Gennaio.

Si gira il calendario su un nuovo foglio di un nuovo mese di un nuovo anno. 365 giorni davanti a noi, come tante pagine bianche tutte da scrivere e da vivere.

Il 2018? Ho deciso di raccontarlo in tre parole. Pronti?

Sogni

Durante questo anno, alcuni miei sogni nel cassetto hanno visto la luce. Avete presente quella lista che tutti abbiamo di momenti che vogliamo vivere, cose che vogliamo fare? Sogni ad occhi aperti che chissà se mai potremo realizzare.

Sono andata al Salone del Libro, a Torino, accreditandomi con un pass stampa grazie a questo blog.

Ho compilato la richiesta, hanno visionato unfioreinunatempesta e lo hanno ritenuto degno di accredito.

So che può sembrare poco per molti ma per me è stato emozionante, è sempre stato un obiettivo che ha guidato la mia voglia di scrivere, di conoscere e di coltivare questo mio piccolo mondo virtuale.

Sono andata ad un concerto dove ho potuto cantare Wonderwall insieme a Liam Gallagher.

Sono davvero affezionata a questa canzone. Credo che sia ufficialmente LA MIA CANZONE. Mi permette di ritrovarmi sempre, ha accompagnato tutti i momenti più significativi che ho vissuto e non mi ha mai deluso. Tutte le persone con cui la condivido, sono le persone con cui riesco ad essere sempre me stessa e da cui vengo sempre compresa.

E in una Rho rovente mi sono persa tra i cori immensi di una folla che cantava con Liam. Ed ero talmente emozionata e coinvolta da vivermi al massimo quel momento.

E, notiziona: il 04 luglio il fratellino degli Oasis sarà a Collisioni. Io vi consiglio di non perderlo!

Libri

Ho letto, letto tantissimo.

A volte per zittire la tempesta che stavo attraversando e che sembrava sopraffarmi, altre volte per vivere storie bellissime.

Ci sono stati tre libri che mi sono capitati per caso e che mi hanno davvero catturato.

Less, Andrew Sean Greer

Uno scrittore in crisi sentimentale e professionale che, in un momento pieno di domande, decide di accettare tutti gli inviti ricevuti vivendo un viaggio divertente e coinvolgente.

Un Pulitzer decisamente meritato e un protagonista pazzesco.

“…
Ma arriva l’urlo di Zohra dal suo cammello:” Chiudete quella cazzo di bocca! Godetevi questo cazzo di tramonto sul vostro cazzo di cammello! Dio Santo!”
Dopotutto, è quasi un miracolo che siano qui. Non perché sono sopravvissuti all’alcool e alle emicranie. Non per quello. È che sono sopravvissuti a tutte le cose della vita, alle umiliazioni, alle delusioni, alle pene d’amore e alle occasioni mancate, a cattivi padri e cattivi lavori, alle cadute di faccia e a tutti i viaggi e gli errori che ci sono voluti per arrivare qui in questo posto. […]
E dunque: sì. Vale quasi per qualunque tramonto, ma per questo in particolare: chiudiamo quella cazzo di bocca”.

 

Parlarne tra amici, Sally Rooney

Un caso letterario, una scrittrice giovane di cui sono profondamente invidiosa ma che ha creato una storia capace di farmi staccare la mente.

Non vedo l’ora che arrivi maggio per poter leggere il suo nuovo libro “Normal People”.

“So di non essere un granchè, ha detto. Però ti amo, sai. Certo che ti amo. Scusami se non te l’ho detto prima, ma non sapevo se volevi sentirtelo dire. Scusami.
Stavo sorridendo. Avevo ancora gli occhi chiusi. Essersi sbagliati su tutto era una bella sensazione. Da quando mi ami? ho chiesto.
Da quando ti ho incontrata, immagino. Volendo essere strettamente filosofici, direi che ti amavo già prima.
Ah, mi fai molto felice.
Ah sì? ha detto. Bene. Voglio farti molto felice.
Anch’io ti amo.
Mi ha baciata sulla fronte. Quando ha parlato, le sue parole erano leggere ma la voce tradiva un’emozione nascosta, e questo mi ha commossa. Bene, ha detto. Be’, hai sofferto abbastanza. Facciamo che d’ora in poi saremo sempre semplicemente molto felici”

Eleanor Oliphant sta benissimo, Gail Honeyman

Bei giorni. Brutti giorni. Giorni migliori.

Una storia incredibile. Gentile e capace di scatenare rivoluzioni.

” Ecco che cosa provavo: il peso caldo delle sue mani su di me; la sincerità del suo sorriso; il calore delicato di qualcosa che si apriva, nello stesso modo in cui i fiori si schiudono la mattina alla vista del sole. Sapevo che cosa stava accadendo. Era la parte priva di cicatrici del mio cuore. Era abbastanza estesa da lasciare entrare un po’ di affetto. C’era ancora un minuscolo spazio libero”.

Lacrime

Ho pianto tantissimo in questo 2018. Ho pianto di dolore, ho pianto di rabbia, soprattutto.

Però, in alcuni momenti, ho pianto di felicità per una sorpresa inaspettata, ho pianto dalle risate i compagnia di un’amica.

 

E’ stato un anno difficile, talvolta impossibile. Un anno che mi ha insegnato davvero tanto.

Ho capito che nel mio cuore c’è spazio per un amore infinito, molto più grande di quanto pensassi.

Ho imparato che non esiste la magia. Esistono le persone, con i loro pregi e i loro difetti. L’importante è capire che chi davvero tiene a te saprà sempre starti accanto. E deludere qualcuno non è la fine del mondo. E fino a quando ci sarà qualcuno pronto a capirti, non dovrai mai dubitare di te.

Ho imparato ad essere più gentile con me stessa.

Ho capito che la vita ti da sempre motivi per guardare avanti. Perché ci sarà sempre un nuovo libro da leggere, una canzone da cantare e un sogno da avverare.

 

 

Giulia

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